A VITERBO C'E' IL MUSEO DEI "FACCHINI DI SANTA ROSA"

Il Museo del Sodalizio dei Facchini di Santa Rosa è in Via S. Pellegrino 60 (coordinate GPS: N 42.413473; E12.107052) nel cuore del centro storico della Viterbo, nei pressi della caratteristica piazza S. Pellegrino. L'ingresso è gratuito e la visita ha una durata media di mezz'ora.

Nel palazzetto in stile medievale, donato ai Facchini dal Comune di Viterbo nel 1978 come sede delle riunioni, sono raccolti documenti e testimo nianze riguardanti l'attività del Sodalizio e la tradizione più sentita della città: il trasporto della Macchina di Santa Rosa. Ogni anno la sera del 3 settembre un'alta struttura illuminata a forma di campanile viene portata a spalla per le strette vie del centro storico, da circa 100 uomini, chiamati "Facchini di Santa Rosa" (nella foto).

Il trasporto trae le sue origini dalla solenne traslazione del corpo di Santa Rosa dalla chiesa di S. Maria in Poggio (oggi della Crocetta), dove era stata inizialmente sepolta, al monastero delle Povere Dame di S. Damiano, attuale santuario a lei dedicato, voluta nel 1258 da papa Alessandro IV. La giovane fanciulla era stata venerata santa dal popolo già al momento della morte, avvenuta sette anni prima, per i numerosi miracoli compiuti in vita e la fede dimostrata per la difesa della città durante le aspre lotte contro Federico II.

Il culto e la devozione nel tempo si sono mantenuti saldi anche a seguito del mistero che circonda il corpo della Santa. Infatti, dall'anno della traslazione è custodito, in ottimo stato di conservazione poiché oggetto di un processo di mummificazione naturale, dalle Clarisse presso il santuario, all'inter no di una preziosa teca lavorata a sbalzo.

Il museo del Sodalizio dei Facchini si sviluppa nei primi due piani del palazzo; l'ingresso, posto al piano terra, introduce nella prima sala espositiva, dove dieci modelli in scala delle macchine trasportate nel passato evidenziano l'evoluzione del gusto e della tecnica costruttiva: si inizia con il baldacchino ligneo di foggia barocca, datato 1690, si prosegue con le sobrie strutture di tipo neoclassico, e le linee ascensionali del revival gotico nell'Ottocento, per giungere infine alle interpreta/ioni in chiave moderna degli elementi stilistici tipici della nostra città dei modelli più recenti. Per approfondire l'argomento è inoltre possibile consultare le copie dei disegni che riportano più di sessanta esempi di macchine trasportate dal 1700 fino al 1924, di cui gli originali si conservano al Museo Civico.

Una bacheca offre poi lo spazio per percorsi tematici che, con l'esposizioni di riproduzioni fotografiche, affrontano di volta in volta i diversi aspetti inerenti gli eventi del trasporto. Difatti, il Museo del Sodalizio, accoglie un ricco archivio fotografico che documenta la storia e l'evoluzione della tradizione nel secolo scorso, fornendo un interessante spaccato della vita, degli usi e dei costumi della città.

Al piano superiore gli operatori culturali del museo introducono e spiegano ai visitatori gli aspetti più tecnici legati al trasporto, grazie alla proiezione di filmati recenti e passati, che consentono di percepire la suggestione e la grande emozione che questo evento spettacolare suscita nella folla di migliaia di spettatori che affluiscono per l'occasione.

La riproduzione a grandezza naturale di un facchino mostra le caratteristiche dell'abbigliamento, cioè scarponcini neri, calzettoni, calzoni corti alla zuava e camicia rigorosamente bianchi, fascia rossa alla vita, e sul capo un fazzoletto bianco alla pirata.

A seconda della posizione occupata e quindi dei ruoli rivestiti nella formazione, il facchino può indossare un lungo copri capo in cuoio imbottito, detto ciuffo (serve a proteggere la cervicale dalle variazioni di peso date dall'oscillazione della Macchina); oppure un cuscinetto, sempre in cuoio imbottito, detto «spalletta», al fine di proteggere la spalla, su cui ricade il peso.

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