ALLA SCOPERTA DEL TEMPO NELLA BASILICA DI SAN PETRONIO A BOLOGNA

Il bello della nostra Italia è che anche i monumenti più noti hanno sempre una storia nuova, o poco conosciuta, da raccontare.

Prendiamo la Basilica di San Petronio, la chiesa più famosa e maestosa di Bologna. Domina l'antistante, vasta Piazza Maggiore, ed è la sesta chiesa più grande d'Europa, dopo San Pietro in Vaticano, Saint Paul a Londra, la cattedrale di Siviglia, il Duomo di Milano e il Duomo di Firenze.

La sua storia farebbe la gioia di tanti romanzieri anglosassoni. Pensate solo il suo atto di nascita risale a un decreto del 1388 (anche se la prima pietra fu posta il 7 giugno di due anni più tardi) ma la consacrazione religiosa è avvenuta in tempi recenti, nel 1954, per opera del cardinal Lercaro.

Il fatto è che questa grande basilica, appartenne al Comune fino al 1929 quando, in seguito ai Patti Lateranensi,  la proprietà passò alla Chiesa. Nei secoli trascorsi il Comune ne fece molteplici usi e non solo per fini religiosi: luogo di cerimonie, ritrovo pubblico, tribunale.

Solo dal 1929, a seguito dei Patti Lateranensi, la proprietà è stata trasferita alla Diocesi. Anche per questo motivo la chiesa, peraltro mai del tutto compiuta, fu consacrata solo nel 1954.

La particolarità di questa costruzione di cui vogliamo parlare prende avvio da una decisione di orgoglio cittadino, poco ortodosso dal punto di vista religioso, ma che avrà casualmente importanti risvolti scientifici.

Tutto ha origine nella delibera del consiglio generale dei Seicento, reggitore della città, datata 20 ottobre 1388 in cui si stabilisce che «i venerabili Signori del Collegio … facciano edificare una bellissima e onorevole chiesa sotto il titolo di San Petronio, in quel luogo della città che sarà designato, in modo però che la fronte della chiesa si affacci sulla piazza della nostra città».

Letta così, la faccenda sembra una banalissima questione di posizionamento dell’edificio, ma, ovviamente, non è così. Il fatto è che l’unico lato disponibile in piazza Maggione (la citata «piazza della nostra città») era quello sud, per cui bisognava orientare la chiesa secondo l’asse nord-sud. L’orgoglio e la potenza economica di Bologna poteva ben infrangere la consuetudine secolare cristiana che imponeva di costruire le chiese secondo l’asse ovest-est, in direzione di Gerusalemme.

Questo cambiamento di direzione della basilica di san Petronio, poco ortodosso dal punto di vista religioso, ebbe riflessi positivi in campo astronomico, ancora oggi ben visibili, almeno a chi sa dove guardare.

Si tratta della grande meridiana tracciata nel 1655 all’interno dell’edificio da Gian Domenico Cassini in sostituzione di quella, demolita in seguito all’ampliamento della basilica,  che il domenicano Egnazio Danti aveva realizzato nel 1575 per verificare la durata dell’anno in vista della revisione del Calendario Giuliano che sarà realizzata poco dopo sotto il papa Gregorio XIII, il bolognese Ugo Boncompagni.

Nel 1653, ampliando la Basilica di San Petronio a Bologna, venne demolito il muro che ospitava il foro della Meridiana realizzata dal Danti, e fu Gian Domenico Cassini,che insegnava presso l’Università, che concepì un nuovo e più grande strumento (Eliometro) in grado di rispondere ad importanti quesiti fisico-matematici quali per esempio il valore rifrattivo di un raggio luminoso in funzione della sua diversa altezza sull’orizzonte; il diametro apparente del Sole; confermare sperimentalmente l’eccentricità dell’orbita terrestre.

Con il suo Eliometro, Cassini ottenne risultati eccezionalmente precisi, che gli valsero la nomina a Membro dell’Accademia Reale delle Scienze di Parigi e quindi incaricato di sovrintendere alla direzione dell’allora costruendo osservatorio astronomico in quella città.

La Meridiana fu restaurata una prima volta nel 1695 dal suo ideatore. Nel 1776 l’astronomo Eustachio Zanotti la ricostruì interamente pur mantenendone inalterate la struttura e le fondamentali caratteristiche dimensionali, ed è quella che possiamo ammirare ancora oggi.

I misteri della Meridiana

Una Meridiana (che non va confuso con l’orologio solare che su trova sulle pareti di molti edifici antichi, popolarmente chiamato con lo stesso nome) ha necessità di uno spazio molto grande per poter essere realizzata e funzionare debitamente.

È uno strumento che, grazie al moto apparente del Sole, segnala l’istante in cui l’astro o transita sul meridiano locale. In quel momento il Sole si trova esattamente a metà strada tra l’alba e il tramonto E’questo il caso di San Petronio: qui la Meridiana indica le ore 12, cioè il Mezzodì locale.

Nella Basilica di San Petronio a Bologna la linea Meridiana è tracciata sul pavimento della navata sinistra, in direzione obliqua, come è evidente nella pianta dell'epoca. È costituita da una lista marmorea (chiara) con due estremità - una rivolta a nord e una verso il sud geografico – e rappresenta la materializzazione del meridiano locale.

Sulla linea (ipotetica) verticale, a 27,07 metri di altezza (definita altezza gnomonica) Casini fece praticare  un foro nella volta (il cosiddetto foro gnomonico), ben visibile pur avendo un diametro di soli 27,07 millimetri (1/1000 dell’altezza gnomonica), al centro di un disegno colorato, che riproduce il Sole con i raggi).

Circa un’ora prima del Mezzogiorno locale, quotidianamente – nubi permettendo - i raggi solari passano attraverso il foro e si proiettano al suolo sul lato della navata centrale. La sagoma luminosa ovale  che si osserva (nella foto d'apertura) riproduce i precisi contorni dell’astro che, per effetto del fenomeno di "Camera Oscura", risultano ribaltati. 

Cassini aveva notato che la lunghezza della Linea mediadiana, dall’inizio sino al Solstizio d’Inverno (metri 66,8) corrispondeva esattamente alla seicentomillesima parte della circonferenza terrestre.

Al mutare delle stagioni, cambia anche il punto di proiezione solare lungo la Linea. E dato che vi è un legame tra data e punto proiettivo, la Meridiana funge anche da approssimativo calendario: lungo la sua lunghezza si trovano, infatti, delle piastre con incisi i segni zodiacali.

Inoltre reca incisi su un lato i valori modulari (centesime parti dell’altezza gnomonica) e dall’altro le ore ed i minuti, secondo l’antico computo dell’ora italiana "da campanile" per l’istante del Mezzodì che però non coincide con le ore 12 dei nostri orologi d’oggi che sono regolati dal Tempo Civile (Tempo medio Europa Centrale).

Cerca nel sito

Cerchi qualcosa di specifico sul nostro sito? Un evento o un articolo? Compila il campo sottostante: