CELLENO (VT), LA CITTA' DIMENTICATA

Autore: Lazio Turismo

In un sereno angolo della Tuscia (tra il Lago di Bolsena ed il il medio corso del Tevere) quasi appartata in fondo ad una strada secondaria, si erge Celleno, città in disfacimento che solo poderose e improbabili opere di ripristino riusciranno a risvegliare dal suo forzato torpore.

Eppure qualcuno abita ancora il palazzo del principe e rimane in vita la graziosa chiesa, quando ormai da un secolo tutti sono scappati altrove a costruire la loro nuova città. Il paesaggio circostante è ampio e ridente e ricco di piante di ciliegio che danno luogo a particolari tradizioni (compresa la produzione di un famoso “maraschino”).

Già lo stemma cittadino - raffigurando un’arpia - induce un alone di mistero ma, tranquilli, perché tutto viene dalla leggenda che vuole il nome del paese derivante da Cilenia (una delle tre arpie) anche se, più probabilmente, esso potrebbe derivare dalla parola “cella” (cavità nel tufo, numerosissime in questa zona).

In una uniforme tonalità rosacea, su un poggio tufaceo della Tuscia (a 350 metri s.l.m.) si trova Celleno Vecchia, borgo dall’aspetto esteriore fiero ed apparentemente intatto, chiuso nella sua fortificazione, come si addice ad una città dalla gloriosa storia che non voglia presentarsi malmessa a chi la scopra oggi, con sorpresa (magari uscendo dall’ultima curva della via provinciale proveniente da Celleno Nuovo).

Percorsa la salita che conduce alla piccola Porta d’accesso al borgo, si accede ad un'ampia piazza, ben tenuta, su cui si affacciano costruzioni dalle facciate ancora dignitose - ma con finestre che sembrano vuote occhiaie - dai pavimenti sprofondati (che hanno trascinato nel crollo anche qualche rustico mobile che nessuno ha avuto il coraggio di recuperare).

Stessa situazione nelle stradine laterali che scendono verso quello che era il sistema della mura di difesa, da cui si gode un impareggiabile panorama sulla bella campagna viterbese. Sulla piazza si erge, quasi intatto, il campanile di San Donato che ci propone un’ora improbabile, forse quella dell’ultima scossa fatale che ha determinato l’abbandono di questo luogo. In realtà sulla piazza insistono anche le uniche due costruzioni ancora vive di questo luogo: il piccolo Palazzo nobiliare (Orsini) e la piccola Chiesa di San Carlo.

Le origini di Celleno non sono chiare, ma data la zona in cui ci troviamo e la sua ubicazione – su una rupe che si erge fra due corsi d’acqua – è molto facile ascriverne la fondazione agli Etruschi, anche se in questa zona si sono avute presenze importanti di diversi popoli protoitalici (si pensi alla cultura di Rinaldone - che ebbe il suo fulcro qui vicino, presso Montefiascone - o ai Falisci).

E’ comunque certo che in epoca etrusca questo luogo fosse abitato e prospero, dato che si trovava su un importante percorso commerciale dell’epoca, quello che da Volsini (Orvieto) si dirigeva verso l’Etruria più meridionale e la terra dei Falisci.

Dopo aspre lotte, anche questa zona dell’Etruria nel 264 a.C. dovette soccombere ai Romani che profittarono della posizione strategica di questo abitato facendone prima base per nuove conquiste e poi fulcro di traffici provenienti da tutto il circostante territorio nel frattempo annesso e che necessitava di collegamenti anche con Roma ( per cui furono costruite anche nuove strade).

Questa situazione florida si mantenne fino alla caduta dell’Impero, quando iniziarono le insidie dei barbari - in specie Goti e Longobardi - finché Carlo Magno nel 774 consegnò questa zona al Patrimonio della Chiesa. Questa, a sua volta - affidò i suoi possedimenti a Nobili locali (il Castello di Celleno fu costruito nel 1026 dai Conti di Bagnoregio) e questi centri si trovarono in seguito coinvolti nelle lotte fra i vari potentati parteggianti ora per il Papa ora per l’Imperatore, subendo le conseguenze delle loro alterne fortune.

Pare che Celleno sia stata alleata dei Viterbesi quando questi nel 1172 distrussero Ferento (v. rubrica Archeologia). Nel 1521, dopo essere stata degli Orsini, Celleno viene riacquisita dalla Santa Sede vivendo un periodo di relativa tranquillità, finché a fine Seicento apparve (o forse riapparve, perché, data la natura del suolo, non si escludono precedenti problemi geologici) il suo nemico mortale: un terribile terremoto danneggiò molto l’abitato, forse anche rendendo più profonda la valle che circonda il borgo.

Nel 1789, al tempo dell’invasione dei Francesi, qui ci fu una cruenta battaglia in cui persero la vita un centinaio di cellenesi. Nel 1854 ci fu l’evento che determinò l’inizio dello sgombero definitivo di questa città; infatti un nuovo violento terremoto ed una quantità innumerevole di scosse minori ridussero tutte le case in grave pericolo o ne determinò il crollo, agendo ancora nello sfaldamento delle fiancate della rupe (erosione che tuttora è, visibilmente, in corso).

Gli abitanti andarono via gradualmente e fondarono solo nel 1936 la nuova città - ad un paio di chilometri da qui - in un posto più sicuro; tra i due abitati sorgono, come a segnare un itinerario mistico, due begli esempi di architettura religiosa: la chiesa di San Rocco ed il suggestivo Convento di San Giovanni Battista (dal chiostro affrescato), congiunti dalle stazioni di una artistica Via Crucis che si snoda lungo il percorso.

Celleno vecchia dista due chilometri dal centro di Celleno nuovo ed è facilmente raggiungibile con auto, che però va parcheggiata nel borgetto sottostante la città antica. La visita è libera ma si raccomanda una grande cautela.

Info:www.comune.celleno.it

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