CERIGNOLA (FG): LA MADONNA DI RIPALTA E LA TAVOLA INSANGUINATA

A circa nove chilometri a su di Cerignola, il fiume Ofanto, dopo un lungo corso basso, pigro e limaccioso, sprofonda tra due rive alte e scoscese. È il luogo dove, per sfuggire il dal clamore scomposto di Roma, si rifugiava il poeta Orazio, ospite dell’amico Alfio. Di quei tempi così lontani restano scarne ma significative tracce, come la stele alla dea Bona. Questo è anche il luogo che la tradizione cristiana ha consacrato alla Madonna di Ripalta.

Al riguardo, una leggenda narra che attorno al 1172 una banda di malfattori trovo nella vicina boscaglia un grosso tavolaccio che trasportarono nella cucina del loro covo per battere il lardo.

Un giorno, il capobanda, nel fare questa operazione, sbagliò il colpo ed il coltello s’infisse nel legno. Dal taglio sgorgò copiosamente del sangue. Dopo essersi rimesso dallo spavento, il bandito si mise a pulire il tavolaccio: eliminato l’untume, comparve l’immagina della Madonna con Gesù con i volti sfregiati per l’offesa ricevuta.

Una variante della leggenda vuole che la sacra tavole fosse rinvenuta da alcuni boscaioli, i quali pensarono di farne legna da ardere. Al primo colpo d’ascia, uscì dalla “ferita” sangue vivido. Fu così che sul luogo venne costruita una cappella che richiamò i primi pellegrinaggi.

Le due città vicine di Cerignola e di Canosa si contesero a lungo la proprietà del luogo. La scelta fu affidata al volere del cielo. Il quadro, infatti, venne caricato su un carro trainato da buoi che furono lasciati di andare dove la Madonna aveva deciso. Per tre volte gli animali si diressero in direzione di Cerignola, i cui abitanti decisero di non riparare la cicatrice sul volto della Madre di Dio e del Bambino: un monito contro la violenza e la sopraffazione umana.

Fino alla metà del 19° secolo il culto della Madonna di Ripalta si svolse quasi sempre in campagna, nella chiesetta eretta sulle rive dell’Ofanto. L’8 settembre, giorno dedicato al ricordo della nascita della Vergine, però, tutto il popolo ed il clero andava a Ripalta a rilevare processionalmente la sacra immagine per traslarla a Cerignola, nella chiesa Collegiata S. Pietro.

Nel 1859 la Madonna di Ripalta fu proclamata Patrona principale di Cerognola. Da allora fu stabilito che la preziosa immagine rimanesse da ottobre ad aprile nella cappella in riva all’Ofanto e per i restanti mesi nella Cattedrale cittadina. 

Unica superstite 

L'icona di Maria SS. di Ripalta è l'unico esemplare superstite in Puglia di Madonna con Bambino in trono, del tipo Odighitria dexiokratousa, che raffigura la Vergine che regge il bambino Gesù con la mano destra. La Vergine, guida per i fedeli, indica con la mano sinistra il piccolo Gesù, seduta su di un cuscino di colore rosso posto su di un trono ornato di palmette. La Madonna indossa una tunica azzurra, e su di essa il maphorion, una sopraveste porpora, trapunta di undici croci-fiorellini, emblema di purezza e verginità. 

La veste della Madonna presenta una cuffia dello stesso colore della tunica, l'azzurro. Invece il bambino Gesù indossa una tunica di color ocra scura, che sfuma sull'oro, con una larga fascia legata alla vita di un color rosso intenso. Egli benedice con la mano destra, rituale tipico della liturgia bizantina, mentre con la sinistra stringe un rotulo, dove è scritta la volontà del Padre suo. Le gambe del Cristo fanciullo sono nude e incrociate, che vanno rimandare alla futura Passione. Mentre i piedi della Vergine Maria non sono visibili a causa di alcune scrostature. 

Le aureole sono graticolate nel gesso, e quella del bambino presenta anche una croce. In alto alle due estremità sono presenti due angioletti su delle nuvolette, che incensano la figura della Vergine e del Bambino, probabilmente aggiunti in epoca più tarda. Appena sotto di loro sono presenti le lettere MHP, a sinistra, e le lettere greche Θ e Υ, a destra.

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