COLLE DEL PICCOLO SAN BERNARDO (AO): A SPASSO NEL TEMPO - Mete da scoprire - Gustosamente.com


COLLE DEL PICCOLO SAN BERNARDO (AO): A SPASSO NEL TEMPO

Vi proponiamo un vero e proprio viaggio a bordo della macchina del tempo, dove la macchina in questione è la vostra auto. Lo spazio d’esplorazione è piuttosto limitato – è un piccolo tratto della SS26 del Colle del Piccolo San Bernardo (AO) a cavallo del confine con la Francia – ma lo spazio temporale è ampio perché comprende l’epoca romana delle grandi conquiste ed arriva al Medio Evo. Pronti? Si parte! 

Appena superati gli edifici dell’ex Dogana italiana, provenendo dal lato valdostano, ecco sui prati a destra ben visibili le prime testimonianze dai Romani della presenza sul Colle (2188 metri slm), da loro chiamato Alpis Graia. Si tratta dei resti della mansio orientale, portata alla luce e restaurata alla fine degli anni Venti. 

Guardando l’estensione dei muri perimetrali si intuisce l’ampiezza che doveva avere quest'edificio a pianta rettangolare, composto da una serie di stanze che circondavano un cortile centrale, collegato tramite un portico alla Strada Romana delle Gallie, il cui tracciato si sviluppa parallelo a destra dell'attuale strada.  La mansio serviva da magazzino e da alloggio per viandanti e militari.

Adiacente ed esterno ad essa, proprio sul bordo della statale odierna e per questo parecchio danneggiato dal passaggio delle auto, si trova un tempietto, il fanum gallo-romano, forse consacrato ad una divinità celtica, dato l'uso dei Romani di mantenere i culti locali delle popolazioni sottomesse all'impero. 

Pochi passi ed eccoci in una nuova epoca che testimonia il fatto che il Colle fosse frequentato ben prima dei Romani. Tagliato dalla strada e disposto quindi a sinistra e a destra di questa, c’è il cromlech - grande cerchio di pietre infisse nel terreno, proprio sulla linea di confine tra Italia e Francia – che segnala con la sua misteriosa presenza storie senza data di uomini al valico.

Luogo di incontro e di culti primitivi, sorta di segnavia, calendario solare? Ogni ipotesi è buona, tranne probabilmente quella che in passato gli ha valso i nomi di "cercle d'Annibal" o "camp d'Annibal". Pare confermato infatti che Annibale con i suoi elefanti non passò le Alpi attraverso il Piccolo San Bernardo. 

Intanto il cromlech (dal bretone croum, curva e lech, pietra sacra) mantiene i suoi segreti permettendo solo qualche cifra: ha un diametro di 72 m circa, ed è composto da 46 pietre, ma in origine dovevano essere più numerose. 

Dopo l'ex Dogana francese, sulla destra, ritorniamo all'epoca romana con l'edificio a cortile: anch'esso legato all'antica via per le Gallie e costruito come la mansio orientale, con il cortile contornato dalle stanze. 

Qui però l'elemento "sacro" sembrerebbe prevalere sull'utilizzo comune. Infatti, a parte il sacellum per il culto, staccato dagli altri ambienti, nella costruzione furono rinvenuti un busto d'argento di Giove Dolicheno e alcune placchette votive di ringraziamento, reperti oggi conservati nel Museo Archeologico di Aosta. Forse un santuario, dunque, dedicato al dio protettore dei soldati. 

Per l'intero Medioevo Giove ha lasciato il suo nome anche al colle. La colonna di marmo alta 4,5 metri posta sul lato opposto della nazionale, proveniente dal santuario e detta "Colonna di Joux", ha fatto sì che il passo fosse chiamato "Mons Minoris Iovis" e che l'Ospizio di San Bernardo venisse citato nei documenti come "Hospitale Columne Jovis". Oggi la colonna fa da piedestallo alla statua di San Bernardo.

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