Tratto da: LA STAMPA

A sentire i dettagli, sembra di immergersi in un romanzo di Jules Verne. Roba da fare impallidire i viaggi degli astronauti da e verso la Stazione Spaziale Internazionale (ISS) in orbita intorno alla Terra. 

Emuli di Verne  

Una passeggiata rispetto alla prossima rotta su Marte. Talmente prossima che qualcuno sta già lavorando alle specifiche dell’Odissea interstellare: dalla quantità di carburante a quella di ossigeno necessarie per garantire un biglietto di andata e ritorno. E poi l’acqua: seconda risorsa in ordine di importanza dopo l’ossigeno di cui necessitano gli equipaggi dei voli spaziali per vivere in orbita o su altri pianeti. Come il misterioso Pianeta rosso.  

Missioni a lungo raggio  

Non a caso, nel marzo scorso l’Agenzia Spaziale Europea (Esa) ha bandito una gara da 200 mila euro per un progetto di ricerca intitolato «Biocide Management for Long Term Storage». L’obiettivo è studiare il processo di disinfezione dell’acqua, acqua potabile, per garantirne il mantenimento delle caratteristiche di qualità anche per lunghi periodi di tempo. Non settimane o mesi, ma anni: da uno a tre, quindi missioni a lungo e lunghissimo raggio per le quali bisogna rimodulare el condizioni di conservazione e riutilizzo delle risorse. Questione di temperatura e pressione, che devono restare inalterate. E soprattutto di batteri patogeni, dei quali non dev’esserci traccia. 

Il progetto  

E’ la sfida di Smat, la Società Metropolitana Acque Torino, membro del gruppo di ricerca formato anche da Aero Sekur, la capogruppo, Thales Alenia Space e il Consiglio nazionale delle Ricerche. Dopo essersi aggiudicati la gara, si tratta di mettersi al lavoro sulla base di un protocollo rigoroso. Particolare non trascurabile, Smat è la stessa azienda che da anni fornisce l’acqua per dissetare l’equipaggio russo (estimatore di quella pompata dai pozzi in corso Regina Margherita) e americano (affezionato all’acqua prelevata dalle sorgenti del Pian della Mussa) ospiti della ISS: dal 2002, anno di avvio del progetto di ricerca, l’azienda torinese ha prodotto 12 mila litri di “acqua spaziale” consegnata tramite appositi vettori nel corso di tre missioni effettuate tra il 2008 e il 2012. Un’esperienza, quella nel settore della ricerca spaziale, che verrà messa a dura prova dalla necessità di un trattamento molto più spinto di quelli attuali.  

Acqua sicura  

Paolo Romano, amministratore delegato di Smat, la spiega così: «Per assicurare nel tempo la stabilità dell’acqua ad uso umano, e quindi la sua salubrità, si addiziona un biocida, un disinfettante di nuova generazione che serve a prevenire la contaminazione e la ricrescita di batteri. Più in generale, il traguardo dello studio è identificare e caratterizzare tutti i fenomeni chimico-fisici coinvolti nella conservazione della qualità microbiologica dell’acqua. Lavori in corso anche per progettare i nuovi contenitori di stoccaggio e gli erogatori. In caso contrario, potete immaginare i risultati per gli equipaggi.  

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