AL MUSEO ENOLOGICO TOSO IL TORCHIO DI PLINIO

Autore: Luciano Pavesio

Il Museo Enologico, creato dalla Cantina Toso nel 2001 a Cossano Belbo (CN) per dare risalto alla propria storia, alla tradizione enoica del territorio e alle evoluzioni tecniche e tecnologiche che hanno accompagnato i decenni passati, ha sensibilmente contribuito per valorizzare i locali storici dell’azienda. 

Il Museo è composto da tre sale, la Sala del Vermouth e dei Liquori di erbe, la Sala Inferiore e quella Superiore, dove sono sintetizzate le principali attività della produzione vitivinicola nel corso dell’evoluzione aziendale, con particolare riferimento agli ultimi 100 anni, dalla nascita del 1910 ai giorni nostri. 

Al centro della grande Sala da basso, tra le principali macchine e gli attrezzi dell’azienda agricola del Novecento, in particolare quelle legate alla lavorazioni delle uve e dei mosti in cantina, trova la sua collocazione di prestigio il “grande torchio in legno”, ispirato al principio della vite discendente, che nell’antichità venne descritto per la prima volta da Plinio, da cui prese la denominazione di “torchio di Plinio”. 

In epoca romana, il torchio era infatti lo strumento principale nella cantina, con la pigiatura e pressatura che erano una cosa sola e avvenivano nel cosiddetto “torcularium”. Il torchio, quindi, fu la prima macchina ideata per spremere inizialmente le uve e, quindi le vinacce dopo la vinificazione. 

Nel Museo Toso, questo torchio è senza dubbio l’attrezzo più prestigioso e storico: realizzato interamente in legno tra il 1820 e il 1850, presenta dimensioni rilevanti: 276 cm di altezza, 163 di larghezza e 150 di lunghezza. Si presenta come un’imponente struttura in legno a forma di H, composta da due montanti e due travi orizzontali inchiodate ai primi. Sulla trave posta in alto si innesta la spettacolare vite in legno che aziona il meccanismo della torchiatura. 

Alla base della vite, rinforzata sulla circonferenza da due lamine di ferro, sono ricavati e ben visibili i quattro fori nei quali venivano inserite le leve destinate ad azionare il movimento circolare della vite stessa. Ruotandola in senso orario, la vite si abbassava e determinava la spremitura delle uve che erano poste nella vasca alla base della struttura, facendo drenare il mosto e canalizzandolo nel tino in vista delle successive fasi di vinificazione. 

Arrivato quasi intatto dalla prima metà dell’Ottocento, questo torchio vive di una concezione molto più antica, a testimonianza di ciò che nel passato l’uomo ha saputo intuire e realizzare per dare un senso alla produzione dell’uva e dare il via all’affascinate a vicenda del vino. 

Altre informazioni sul sito www.toso.it/section/museo-del-vino

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