VALLE CERVO (BI): A SPASSO TRA LE EDICOLE DEVOZIONALI

Vi proponiamo una bella gita in pieno spirito pasquale. La meta è la Valle del Cervo, la seconda vallata del Biellese per lunghezza: 19 chilometri in linea d’aria dalla Punta Tre Vescovi (2501 m) alle porte di Biella. 

E’ anche conosciuta come Valle di Andorno: “Cervo” è infatti il nome del torrente che la percorre per tutta la sua lunghezza, mentre “Andorno” è l’antico nome della Comunità formata dai paesi che la compongono, e che in passato fu appunto guidata dal centro di Andorno Cacciorna. 

Area di confine con realtà territoriali estranee alle vicende biellesi, la Valle d'Andorno ha svolto per secoli la funzione di zona di transito di mandrie e popolazioni provenienti dalle alte valli del Lys e della Sesia, dirette verso i mercati di Biella e Cacciorna, il Santuario di Oropa, o le aree pascolive in quota, e anche di luogo di incontro fra culture ed esperienze comunitarie originali. 

Queste ultime, sedimentando e integrandosi, hanno prodotto quel patrimonio di civiltà irripetibile che si esprime nei molti segni lasciati dall'uomo: dai terrazzamenti del suolo alle iscrizioni rupestri, alle fontane e abbeveratoi per il bestiame ai ponti. E alle edicole devozionali. 

In questa valle, chiamata anche Bürsch, terra antica di costruttori, scalpellini, mecenati e migranti, dove i piccoli paesi aggrappati alle pendici sono rimasti intatti, superando i secoli, ben 93 dipinti, molti dei quali da cercare in una sorta di caccia al tesoro artistico. 

Iniziamo questa caccia da Andorno. Tra i 27 dipinti esistenti nel centro storico di questo paese e nelle varie frazioni spicca, in Via Viaj 9, la settecentesca Sindone che due angeli presentano alla Madonna. Al numero 12 della Piazza Cantono si può ammirare la Madonna Immacolata tra San Giovanni e San Giacomo, datata 1747.

Ad Oriomosso, ecco la Madonna in trono, opera di Vincenzo Costantino: è datata 1606 ma di fattezze ancora cinquecentesche. Nella borgata Tomati un’altra raffigurazione secentesca vede affiancati la Madonna d’Oropa e San Giovanni Battista, a cui è dedicato il venerato santuario luogo di culto per tutta la valle. Un dipinto simile, del 1687, è visibile nella borgata Mortigliengo di San Paolo Cervo.

A Campiglia, tra i dodici dipinti esistente nel capoluogo e nelle frazioni Piaro e Forgnengo, è visibile nell’ultima casa della frazione Jondini, una cinquecentesca Madonna con Bambino. A Rosazza una curiosa interpretazione di questo tema, ad opera di Giuseppe Maffei, è datata 1399!

L’itinerario si conclude a Piedicavallo: in Via Lago della Vecchia è dipinta un’insolita Madonna d’Oropa delimitata da decorazioni floreali, mentre al civico 6/7 è ancora visibile un’ottocentesca Madonna con Bambino.

Nella vicina frazione Montesinaro sono dipinte una Crocefissione (1823) e la riproduzione della Madonna della Seggiola di Raffaello, opera di Giovanni Martiner, scomparso mezzo secolo fa. 

Riso in cagnone per gli sposi 

Tipico dell’alta Valle Cervo è il Riso in cagnone, tradizionale piatto nuziale della zona. 

Ingredienti (per 6 persone) -  250 g di Riso Arborio, 250 g di toma biellese, 50 g di burro, 50 g di parmigiano, 3 foglie di salvia, sale e pepe.

Preparazione: -  Cuocere il riso in un litro di acqua salata, bollire per circa 12/15 minuti. Quando è al dente, a fuoco basso, aggiungere il burro e le foglie di salvia. Quando il burro è fuso aggiungere la toma a pezzettini, far mantecare girando con un cucchiaio di legno fin quando è fusa e l’insieme è ben amalgamato e dorato. Aggiungere il parmigiano in piccole scaglie e poi il pepe. Servire.

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